Vasche di prima pioggia e impianti di prima pioggia

La nostra ampia gamma di produzione di impianti e vasche di prima pioggia è realizzata mediante l'impiego di vasche monoblocco prefabbricate in cemento armato vibrato (c.a.v.) allestite in base alle progettazioni dello Studio Associato di Ingegneria Ambientale. Praticamente la totalità delle vasche di prima pioggia vengono interrate e dotate di solai di copertura carrabili dotate di chiusini d’ispezione in ghisa di classe adeguata o in cemento. Poiché trattasi di cisterne monoblocco (cioè gettate in unica soluzione e vibrate in casseri metallici), forniscono sia una perfetta tenuta idraulica e che la resistenza strutturale necessaria, come certificato dal produttore.

vasche prima pioggia

Cosa sono le acque di prima pioggia

Prima di addentrarci nei particolari sui nostri impianti di prima pioggia, è bene chiarire cosa si intende effettivamente la "prima pioggia".

Le acque di prima pioggia sono una particolare tipologia di acque meteoriche di dilavamento e sono disciplinate dall’art. 113 della parte terza del D.Lgs. n. 152/2006: questo rimanda alle rispettive emanazioni regionali per quanto concerne gli eventuali trattamenti da adottare prima di poterle scaricare nel corpo recettore finale. Non è questa la sede per approfondire l’argomento: i nostri progettisti sono a disposizione per un consulto gratuito in merito.

Basta qui ricordare che solitamente le norme regionali indicano come limiti di emissione quelli previsti per le acque reflue industriali per le acque di prima pioggia inquinate dal dilavamento delle superfici genericamente dedicate ad attività produttive e che nella maggior parte dei casi la normativa di riferimento è la legge n. 62 del 27 maggio 1985 della Regione Lombardia, integrata dalla successiva deliberazione 21 marzo 1990. Negli anni successivi a queste emanazioni sono state infatti molte le regioni italiane a prendere questo testo come punto di riferimento, legiferando a loro volta seppur con varie differenziazioni, che per brevità ovviamente qui non elencheremo.

Quanto alla definizione di "prima pioggia", riportiamo quanto stabilito dalla normativa lombarda del 1985 all'Art. 20, comma 2, il quale considera come "acque di prima pioggia” quelle corrispondenti per ogni evento meteorico ad una precipitazione di 5 mm uniformemente distribuita sull’intera superficie scolante servita dalla rete di drenaggio. La successiva deliberazione del 1990 invece ha stabilito che le prime piogge devono essere separate dalle restanti acque meteoriche di dilavamento (generalmente denominate "seconda pioggia") e devono essere assoggettate a particolare trattamento prima del loro scarico definitivo (sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo) le acque di prima pioggia risultanti da eventi meteorici preceduti da almeno 48 ore di tempo secco. In sostanza si stabilisce che una superficie è di nuovo "sporca" solo e soltanto quando non è stata dilavata negli ultimi due giorni, passati i quali le successive precipitazioni produrranno nuove acque di prima pioggia inquinate ad opera del dilavamento.

Tutti i nostri impianti di prima pioggia sono pertanto attrezzati al fine di ottemperare a questi principi.

Tipologie di impianti di prima pioggia

Vi sono varie tecniche di separazione e trattamento della prima pioggia, più o meno complesse e rigorose.

Gli impianti con “svuotamento programmato” sono composti da uno o più bacini di accumulo della prima pioggia equipaggiati con una o più pompe di rilancio comandate da un quadro elettrico programmabile. Questo avvia automaticamente lo svuotamento in base ad una determinata programmazione impostata, relazionata ad una "sonda elettronica di rilevamento della pioggia", tenendo conto del tempo secco (generalmente 48 ore) e di altri parametri (tempi di svuotamento, ritardi di segnalazione pioggia, ecc). L’accumulo delle acque di prima pioggia (cioè la vera e propria vasca di prima pioggia) deve avere una capacità tale da contenere appunto tutte le acque meteoriche di prima pioggia (solitamente i primi 5 mm) che precipitano sulla superficie scolante interessata. Generalmente a monte dell'accumulo in questa categoria di impianti è installato un “pozzetto scolmatore”, collegato alla condotta di drenaggio principale di afflusso delle acque meteoriche (il collettore principale della rete di raccolta), alla condotta di scarico della cosiddetta "seconda pioggia" e alla tubazione di innesto al bacino di accumulo della prima pioggia. 

vasche di prima pioggia L’operazione di separazione della prima dalla seconda pioggia può essere operata in questo pozzetto in due modi: mediante uno stramazzo interno o con l'adozione di una valvola di chiusura automatica a galleggiante all’imbocco della vasca di accumulo, che occlude l'accesso una volta che tutta la prima pioggia è stata stoccata in attesa di essere successivamente rilanciata al trattamento.

Valvola a galleggiante

Per superfici piccole e/o generalmente considerate poco inquinate l’unità di trattamento delle acque di prima pioggia (solitamente un disoleatore, caso tipico di superfici interessate da transito e sosta di veicoli motorizzati) viene ricavata e all’interno della stessa vasca monoblocco che ospita il bacino di accumulo della prima pioggia, al fine di fornire un unico monoblocco, come quello riportato nella foto a destra. In questo caso, costruttivamente più semplice, si può prescindere dall'utilizzo del pozzetto separatore e dal quadro elettrico di controllo: questa tipologia di impianti di prima pioggia è detta a “svuotamento in continuo”, in quanto questa operazione è effettuata dalla pompa di rilancio con il semplice consenso fornito dal galleggiante di livello. In questo caso il trattamento interessa la totalità della prima pioggia e parte della seconda (cosa che non è comunque in contraddizione con le disposizioni normative).
A completamento dell'impianto e al fine di assicurare il trattamento della totalità delle acque di prima pioggia, il comparto di accumulo di quest'ultima va equipaggiato con una valvola di chiusura meccanica a galleggiante collegata allo scarico della seconda pioggia o in alternativa ad un carter/deflettore di scolmatura (entrambi realizzati in acciaio inossidabile). Come detto, gli impianti a svuotamento programmato trattano anche una certa quantità (anche se esigua) delle acque di seconda pioggia ma sono caratterizzati da costi minori rispetto a quelli a svuotamento programmato.

Trattamento della prima pioggia

In generale il trattamento cui sottoporre le acque di prima pioggia dipende dalle varie situazioni, in primis dalla natura degli inquinanti dilavati dalle superfici a cui sarà a servizio l'impianto di prima pioggia stesso.

Nel caso (che nella pratica risulta essere di gran lunga il più frequente) di strade e/o parcheggi per mezzi meccanici le vasche di prima pioggia vanno abbinate ad un disoleatore o separatore di liquidi leggeri (olii e idrocarburi). Quelli da noi adottati sono sempre di classe I ("disoleatori statici a coalescenza"), dimensionati in base alla norma UNI EN 858-1,2, realizzati con l’impiego di vasche monoblocco prefabbricate in cemento armato vibrato ed equipaggiati con un apposito filtro a coalescenza. Nella foto di seguito un esempio di questi dispositivi.
filtro a coalescenza

Per superfici caratterizzate da contaminanti particolari (che come detto dipendono dalle attività svolte nell'area) si potrebbe prospettare la necessità di trattamenti differenti delle acque di prima pioggia (come ad esempio i trattamenti chimico-fisici): non è questa la sede per scendere in ulteriori particolari, i nostri progettisti sono a disposizione per un consulto gratuito in merito alle varie problematiche.

Si accenna infine al caso in cui è richiesto anche il trattamento della seconda pioggia, come prescritto da alcune normative regionali di recente emanazione (come ad esempio quella della Regione Puglia). Senza entrare nel merito dei particolari su alcune di queste emanazioni, si accenna qui al fatto che spesso si richiede un trattamento di sfangamento e disoleazione anche della seconda pioggia: in tal caso riteniamo opportuno proporre non un disoleatore "statico" a coalescenza ma un impianto basato sulla "disoleazione dinamica", vale a dire il separatore idrodinamico descritto nell'apposita pagina del nostro sito.

Tipologie di vasche di prima pioggia

In generale i nostri impianti di prima pioggia si suddividono in due tipologie:
1) Vasca di prima pioggia con disoleatore incorporato (o impianti “compatti”): si tratta di impianti realizzati con un’unica vasca monoblocco all’interno della quale è ricavato il vano di disoleazione (solitamente è la stessa vasca di prima pioggia ad effettuare lo sfangamento, a meno di precise disposizioni o richieste da parte della committenza);
2) Vasca di prima pioggia con pozzetto scolmatore: impianti caratterizzati da una configurazione “tradizionale” (con rigorosa discriminazione delle acque di prima e seconda pioggia), realizzati con pozzetto scolmatore in testa, vasca monoblocco di accumulo della prima pioggia e disoleatore allestito in una cisterna monoblocco separata (completo di vano di sfangamento).
Nella tabella che riportiamo sotto sono elencati i modelli più comuni disponibili della tipologia di impianti “compatti”.

tabella impianti prima pioggia

Ovviamente per casi particolari (e per superfici più ampie di quelle indicate) è possibile realizzare impianti "su misura" appositamente progettati dal nostro Studio di Progettazione al fine di individuare la soluzione più confacente alle esigenze della committenza e ad eventuali specifiche richieste dall'ente preposto al rilascio delle autorizzazioni allo scarico.

Nella foto sotto è riportata una tipica paratia in acciaio inox (carter) per attuare la separazione della prima pioggia dalla seconda. Sono ben evidenti sia l'ingresso delle acque meteoriche che l'uscita della seconda pioggia, entrambe predisposte con giunti in gomma a tenuta per una più agevole installazione in cantiere delle tubazioni di ingresso e di scarico della seconda pioggia.

Carter prima pioggia

In questa seconda tabella sono invece riportati gli impianti che rispettano la configurazione tradizionale dotati di quadro elettrico programmabile. Il pozzetto scolmatore è identico per tutti i modelli ed ha misure esterne 1,05 x 1,50 m in pianta e altezza 1,10 m. 

Tabella impianti prima pioggia

 

Come per i modelli compatti, anche per le vasche di prima pioggia tradizionali è possibile avere soluzioni su misura: per superfici più grandi, con pozzetti scolmatori differenti, trattamenti di disoleazione più grandi (per avere tempi di svuotamento minori), ecc.

In ogni caso ricordiamo che per un consulto gratuito sugli impianti di prima pioggia (come del resto su tutte gli altri impianti di trattamento acque) i nostri progettisti sono a disposizione per un consulto gratuito al fine di individuare la soluzione tecnica ed economica migliore.

Scarica il pdf sulle Vasche di prima pioggia